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Cavolo

Il Cavolo Cappuccio

Il terreno in cui si coltiva il cavolo cappuccio, specialmente nel caso di coltura autunno-invernali in cui è necessario che l’acqua sgrondi perfettamente, dopo una vangatura profonda circa 30 cm, deve essere sistemato in forma di aiole sopraelevate 15-20 cm.
E’ sconsigliabile coltivare per due anni di seguito il cavolo cappuccio nella stessa zona, o metterlo a dimora dopo piante che appartengono alla stessa famiglia botanica (come il cavolfiore, cavolino di Bruxelles, cavolo broccolo, cavolo verza, cima di rapa, ravanello e rucola). Non è nemmeno consigliabile coltivarlo dopo piante che sfruttano il terreno in modo abbastanza accentuato, come ad esempio pomodoro, peperone e melanzana..
Il cavolo cappuccio dà produzioni generose, ma è una pianta abbastanza esigente in fatto di concimazione organica, anche se eccessive quantità della stessa possono favorirne la spaccatura in testa.
Al momento della vangatura e della lavorazione superficiale del suolo, prima del trapianto, si può interrare utilizzando un concime ternario a cessione controllata. La concimazione in copertura si effettua quando le piantine sono ben attecchite e si prosegue fino al momento della formazione della testa usando un concime azoto potassico localizzato e a piccole quantità.
Per il trapianto,oggi si predilige l’impiego di piantine con pane di terra, in quanto contribuiscono ad una maggiore omogeneità delle colture e una raccolta anticipata anche di alcuni giorni. E’ sufficiente realizzare nel terreno una buchetta leggermente più grande delle dimensioni del pane di terra stesso e successivamente accostare ad esso la terra.
Le distanze d’impianto possono variare sensibilmente in rapporto alle dimensioni che assumeranno le piante al momento del loro massimo sviluppo. Si tengono in genere 70 cm tra le file e 50-60 cm sulla fila per varietà più vigorose, mentre circa 10 cm in meno per quelle con vegetazione più contenuta. Dopo il trapianto è necessario intervenire con limitate e ripetute irrigazioni per facilitare l’attecchimento. Il periodo nel quale il cavolo cappuccio ha maggiore necessità di acqua, corrisponde al momento dell’ingrossamento della testa, tuttavia vale ancora lo stesso principio di irrigazioni frequenti, ma con limitate quantità d’acqua.
Il periodo in cui si può effettuare il trapianto è piuttosto lungo e può andare dai primi di marzo ai primi di agosto. 
La pacciamatura non è ancora una pratica molto diffusa ma può fornire buoni risultati negli orti familiari.
Adesso diamo uno sguardo alle più comuni avversità che lo colpiscono.
Le malattie funginee più comuni sono l’alternaria e la peronospora.
L’alternaria si manifesta sulle foglie più esterne con piccole macchie nerastre, puntiformi o rotondeggianti, di colore nero. Le infezioni si sviluppano nel periodo autunnale essendo favorite dalle piogge e dall’elevato grado di umdità relativa dell’aria.
La Peronospora si manifesta anch’essa sulla parte esterna delle foglie con macchie decolorate e la successiva comparsa di una leggera muffa grigiastra, sulla pagina inferiore delle foglie.
Anche questa malattia trova condizioni favorevoli per il suo sviluppo in presenza di forte umidità ambientale, ma compare più tardivamente rispetto all’alternaria, in quanto le temperature ottimali per il suo sviluppo sono intorno ai 10-15° C. In presenza di condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo delle infezioni ricorrete a 2-3 interventi ad intervalli di 7-10 giorni con prodotti come la Poltiglia Bordolese  (es Poltiglia Disperss della KB alla dose di 6-12 g/l acqua o Fungicida rameico King 360 della Compo con tempo di carenza 3gg sulle orticole).
Gli insetti più comuni che attaccano il cavolo cappuccio sono invece l’afide ceroso e la cavolaia . Gli attacchi di afide sulle giovani piante ne compromettono lo sviluppo, infestano con dense colonie le foglie più esterne e rimangono in attività fino all’autunno inoltrato.
Le larve della cavolaia compiono invece varie erosioni fogliari, riuscendo talora a compromettere lo sviluppo delle piante. Per eliminare contemporaneamente gli afidi e le larve di cavolaia  intervenite con Deltametrina (es Decis Jet della Bayer) alla dose di 8 ml per 10 lt d’acqua, oppure Piret di Zapi e Success di Bayer entrambi consentiti in agricoltura biologica.

Nella sezione download potete scaricare il depliant con le varietà in vendita presso i nostri negozi

 



Per combattere la peronospora alla dose di 6-12 g/lt d'acqua

Contro afidi e larve di cavolaia con solo 2 giorni di carenza

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