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I testi di giardinaggio del secolo scorso insegnavano che le prime camelie erano state introdotte in Europa intorno al 1739 da un missionario boemo appassionato botanico, Giorgio Kamel, che secondo la moda latineggiante del tempo si firmava Camellus. Si è poi appurato che Padre Kamel non avrebbe potuto essere latore di camelie in Europa, avendo svolto il suo apostolato nell’arcipelago delle Filippine dove il clima tropicale impedisce tale coltura. Inoltre, alla data dell’asserita introduzione, il missionario-botanico era già morto da trent’anni. Perciò il nome che Linneo, fondatore dell’anagrafe botanica, attribuì alla nuova pianta, deve essere considerato un omaggio al dotto gesuita Camellus, non quale scopritore o introduttore della pianta, ma quale cultore e scrittore di materia botanica. A proposito dell’introduzione, vale la pena di ricordare che nel corso del XVIII, l’Inghilterra aveva intrapreso vari tentativi per entrare in possesso di una pianta: il tè, pianta botanicamente affine a simile nell’aspetto alla camelia dei giardini. Tutti i tentativi erano falliti; infine, un giardiniere cinese sembrò acconsentire e fornì alcune piante che però non erano di Camelia sinensis (quella, cioè, che produce le foglioline dell’aromatica bevanda), ma della camelia da fiore, cioè Camelia japonica. Forse proprio le camelie giunte in Inghilterra con falsa carta d’identità, furono acquistate da Lord Petre, un giovane appassionato di botanica. Questi, seguendo la supposizione che tutte le piante esotiche provenissero da climi tropicali, le coltivò in una serra da orchidee, dove le povere camelie non sopportarono l’eccessiva temperatura e ben presto morirono. In Italia, la prima camelia giunse intorno al 1780 e fu accolta come un ospite di riguardo nel “Giardino Inglese” della reggia di Caserta, dove, ancora oggi, sopravvive. I semi di questa pianta dettero, probabilmente, le prime varietà attenute in Europa ed affermarono versi la metà del XIX secolo, un autentico primato italiano. Cento e più anni fa, forse sulla scia del successo della “Signora delle camelie”, i collezionisti gareggiavano nel coltivarne il più possibile.
Specie e varietà coltivate: la specie dominante, con una percentuale prossima al 90% nei confronti delle altre, è la Camelia japonica. Si tratta di un arbusto con bellissime foglie lucide e persistenti; i fiori della specie tipica sono semplici, e coprono l’intera gamma di tinte che va dal bianco al rosso scuro. In climi e terreni congeniali è pianta longeva (supera il secolo) che fiorisce fin da giovanissima; attraverso il lento progredire raggiunge una sostanziale maturità soltanto verso il ventesimo anno pur continuando a crescere con ritmo via via più celere. Il periodo di fioritura (da dicembre ad aprile) è influenzato dalla maggiore o minore precocità delle singole varietà, come pure da fattori climatici.
Coltivazione: la Camelia prospera in terreni freschi, ricchi di humus e poveri di calcare. Un’elevata umidità ambientale anche in estate, un’esposizione parzialmente ombreggiata e temperature invernali non più di qualche grado al di sotto dello zero, completano il quadro dell’ambiente ottimale per la sua migliore riuscita.
I chelati di ferro immessi superficialmente nel terreno di riempimento della buca al momento dell’impianto, seguiti da due-tre irrigazioni primaverili (anche sulle foglie) con soluzioni di tale prodotto al 2%o, garantiscono buoni risultati anche in terreni moderatamente calcarei; inoltre, l’abbondante impiego della torba e dei terricci vegetali darà al substrato quell’humus e quella porosità che l’apparato radicale della camelia richiede. La corretta osservanza di poche norme è anche sufficiente per riuscire, senza grossi rischi, a trapiantare camelie di qualsiasi età e dimensione. Il problema neppure si pone per le piante in precedenza coltivate in recipienti, a condizione, però, che il pane di terra che avvolge le radici rimanga intatto nel corso del trapianto; soltanto così si evita quel pregiudizievole trauma che colpisce tutti gli arbusti con fogliame persistente quando questi vengono trasferiti a “radice nuda”. Tuttavia, anche in quest’ultimo caso, le probabilità di successo sono altissime: se l’operazione si effettua a fine estate o a fine inverno.
L’apparato radicale delle camelie, essendo formato principalmente da una raccolta massa filiforme, permette la coltivazione delle piante in recipienti con probabilità si successo superiori alla maggioranza degli altri arbusti sempreverdi. Ovviamente, si dovranno tenere presenti le esigenze specifiche di ambiente e di clima; queste, già sappiamo, si identificano nel substrato poroso con reazione neutro-acida, nell’umidità atmosferica e in temperature esterne che sfuggano sia ai geli crudi e prolungati, sia all’estate lunga, torrida, siccitosa.
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