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Il nome deriva dal greco ydros “acqua” e angheion “vaso”, in quanto le capsule contenenti i semi presentano una caratteristica forma ad orcio. Il genere comprende piante fornite di un apparato radicale perenne capace di espandersi notevolmente (se la coltivazione avviene in piena terra) e di sopportare la ristrettezza di un vaso senza per altro presentare limitazioni nella grandezza delle infiorescenze. Gli steli possono raggiungere anche i 3 mt di altezza e portano foglie ovali, con un margine dentato di un bel verde metallico, se la luce non è troppo intensa. I fiori si distinguono, invece, in ermafroditi, talvolta fertili, ma insignificanti dal punto di vista decorativo, situati nella parte centrale, e fiori sterili più appariscenti in svariate tinte diverse che dal bianco, rosa e rosso sfumano all’azzurro, in particolari condizioni di coltura o di terreno. Tutte le specie del genere Hydrangea sono originarie dell’Estremo Oriente e dell’America del Nord; i primi esemplari furono introdotti dalla Cina in Europa nel 1789 e collocati nell’Orto Botanico di Kew in Inghilterra.
Specie coltivate: H. anomala è una pianta rampicante che raggiunge la lunghezza di m. 12 e fiorisce nel mese di giugno con fiori bianco-giallastri; H. arborescens è un arbusto alto fino a m. 2 e fiorisce in piena estate; possiede foglie sottili, chiare, ed infiorescenze globose, bianche, particolarmente eleganti nella varietà grandiflora; H. aspera raggiunge l’altezza di m. 2,5 e presenta foglie molto grandi e fiori sterili blu o bianchi che si schiudono all’inizio dell’estate; la varietà macrophylla possiede sia fiori sterili, di color rosa-lilla, che fertili, di colore blu porcellana; H. bretschneideri è un arbusto alto fino a m. 3 che presenta, nel mese di luglio, infiorescenze bianche tendenti, col passar del tempo, a diventare rosa; H. heteromalla è molto decorativa e resiste bene al freddo, raggiunge i 3 mt di altezza e presenta infiorescenze bianche del diametro di cm. 25-30; H. intermedia ha fioritura estiva, altezza di m. 1,5 e fiori rosati; H. macrophylla è la comune ortensia coltivata su tutto il nostro territorio nazionale, dalle zone marittime a quelle montane. La pianta, alta fino a 3 mt, presenta foglie caduche ed offre un’abbondante fioritura estiva con grandi infiorescenze variamente colorate in bianco, rosa, rosso, celeste e blu a seconda delle varietà.
Coltivazione: nelle nostre regioni la coltivazione dell’ortensia si effettua quasi esclusivamente all’aperto, in vasi o in piena terra. In questo secondo caso è necessario porre un’attenzione particolare alla combinazione terreno-clima in quanto proprio dalla natura del suolo e dall’insieme dei fattori ambientali dipende la dimensione e la vivacità delle tinte delle infiorescenze e quindi il loro valore ornamentale. Nei climi relativamente miti le ortensie coltivate in piena terra superano la stagione invernale senza difficoltà, mentre quelle coltivate in vaso avranno l’apparato radicale e la porzione aerea protetti. In zone caratterizzate da freddi invernali intensi si ricorrerà alla vera e propria copertura delle piante precedentemente potate. Sarchiature, diserbi, annaffiature regolari, somministrazioni di fertilizzanti di copertura quando sia necessario, sono le cure più richieste. Per quanto riguarda la fioritura, l’ortensia reagisce in modo variabile a seconda dell’andamento stagionale (piovoso, asciutto, molto caldo, freddo); è infatti noto che l’esposizione al sole anticipa la fioritura, mentre l’ombra opera in senso opposto, posticipandola ma nello stesso tempo prolungandola. Premesso che le infiorescenze bianche mai risentono della diversa composizione dei terricci, si è potuto stabilire che in molte varietà rosa e rosse, i sali di alluminio in assenza di ferro producono fiori rispettivamente blu o viola ma le foglie possono risultare clorotiche; il ferro, senza l’alluminio, dà fogliame verde intenso ma produce una colorazione indecisa dei fiori; in terreno calcareo, il ferro non si solubilizza e le piante possono anche essere soggette a clorosi; in terreni neutri, o solo moderatamente acidi (pH 6,00), risulta utile incorporare sia l’alluminio che il ferro per garantire infiorescenze blu e fogliame verde scuro. È forse superfluo aggiungere che, per ottenere fiori rosa o rossi in ortensie che in precedenza portavano fiori blu o viola, è sufficiente coltivarle in terricci calcarei o ai quali sia stata addizionata della calce spenta in un rapporto approssimativo di 1 a 20. Per combattere la clorosi senza acidificare il terreno (cioè senza azzurrare i fiori) si ricorre ai chelati di ferro, tipo sequestrene. Per i meno avvezzi comunque non c’è da preoccuparsi troppo. Esistono in commercio dei prodotti già pronti da utilizzare come l’azzurrante o l’arrossante per ortensie e seguire le dosi ed il periodo di somministrazione presenti in etichetta.
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